Racconto in approntamento

Uno storico palazzo nell'Isola dei Tesori

che subisce una variazione d'uso non accettata nella misura in cui si vogliono stravolgere gli aspetti storici di pregio che racchiude.

Conferenza stampa questa mattina venerdì 29 agosto 2025 organizzata dal presidente dell’Associazione Nobilissima Taranto, Carmine De Gregorio relativa al cambio di destinazione dello storico palazzo settecentesco della famiglia D’Aiala Valva, Conte di Valverde situato nel Centro storico della Città Spartana di Taranto. In questo video il presidente Carmine De Gregorio spiega le ragioni del dissenso, come sono maturate e perchè.
Inoltre auspica di addivenire, con la collaborazione del neo Sindaco Piero Bitetti, ad un doveroso compromesso, che eviti la modificazione di ambienti altamente di pregio storico al fine di consentire la realizzazio
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Alcune immagini tratte dal libro di Carmine De Gregorio

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Alessandro Greco, giornalista

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Il progetto esecutivo da lui evidenziato

L'intervento dell'Arch.Augusto Ressa

Sul Quotidiano di Taranto. 30 agosto 2025.

La storia di questo palazzo nobiliare

Note tratte dal sito del Ministero dei Beni Culturali

Il palazzo venne molto probabilmente costruito per volontà di Ignazio Marrese, dell’antica e nobile famiglia dell’aristocrazia tarantina, ed è sicuramente il più maestoso fra quelli prospicienti il Mar Grande con ingresso dalla via Le Fogge, oggi via Paisiello. Contava trenta stanze fra piano nobile e secondo piano oltre alle stalle, alla pagliera e ai magazzini posti al piano pedaneo. Il palazzo poggia sul cinquecentesco bastione Marrese, unico superstite della cinta fortificata della città, comunicante con il palazzo di cui costituisce il piano cantinato. Ha rivelato, durante i saggi effettuati, la presenza di ambienti riferibili alle più antiche strutture fortificate e di grandi cisterne di acqua piovana e  di pozzi di acqua sorgiva e di una neviera, forse databile già alla fase di costruzione del palazzo.

Apertura del testamento di don Giuseppe Maria Marrese

1737 maggio 23, Taranto

ASTA, Notaio Troncone Donato Antonio, scheda 144, anno 1737, cc. 315r-324r

Il nobile tarantino Giuseppe Maria Marrese consegna al notaio Donato Antonio Troncone il suo testamento olografo redatto il 16 giugno 1734 e l'autorizza ad aprirlo dopo la sua morte. "Ordino al supradetto don Scipione mio figlio che quando s'aprirà la chiesa del Venerabile Monastero dell'Orfanelle di questa città, che al presente si sta fabricando, sotto il titolo di S. Michele Arcangelo debbia per una sol volta solamente pagare al priore pro tempore ducati cento per farsene il quadro al detto glorioso S. Michele per l'altare maggiore di detta chiesa; e più che debbia consegnarli la cassetta suggellata, che io tengo nello scrittorio continente una reliquia del glorioso Secondino colla sua autentica, acciò possa esponersi alla pubblica adorazione de' fedeli in detta chiesa".

Nel corso dell’Ottocento, Francesca Antonia Marrese, figlia di Scipione Maria, sposò  Saverio D’Ayala portando in dote il palazzo. I D’Ayala-Valva  ne fecero sicuramente la residenza nobiliare più sontuosa della città bimare, cancellando nei prospetti le precedenti architetture e rinnovando gli interni che si arricchirono di pregevoli decorazioni di gusto rinascimentale: la Sala del Convivio, la Biblioteca, la Sala delle Porcellane, il Salotto con il soffitto ligneo e con un dipinto ad olio su tela di grandi proporzioni, raffigurante l’Apparizione di S. Francesco agli ammalati, attribuito a Pacecco de Rosa.

Inventario dei beni a favore degli eredi del nobile Giuseppe Maria Marrese

1737 giugno 29, Taranto

ASTA, Notaio Troncone Donato Antonio, scheda 144, anno 1737, cc.384r-393v

Morto Giuseppe Maria Marrese il 23 maggio 1737 il suo erede universale Scipione Maria per accedere all'eredità paterna fa redigere un solenne inventario dei beni ereditati dopo aver fatto affiggere in publica plathea i prescritti bandi. Oltre alla masseria in territorio di Taranto nella contrada detta S. Pietro il Mutolo, viene minutamente descritto, negli arredi e nelle suppellettili, il palazzo "consistente in sala, due anticamere e cinque camere per letto, cocina, torri soprane, camere inferiori ed altri membri e commodità sottane, sito e posto dentro Taranto nel pittaggio di Baglio, confine la casa del venerabile convento de SS. Vito, Giuseppe e Teresa de Carmelitani Scalzi di questa città, la casa fu della quondam signora donna Eleonara de Beaumont, via publica detta delle Fogge, altra via publica detta delle Mura del Mar Grande". Dettagliata la descrizione degli ambienti ricchi di mobili e suppellettili di pregio con una attenzione particolare ai numerosi quadri tra i quali "due altri quadri tondi con cornici similmente indorate del fu Paolo de Matteis. Tre altri quadri del discepolo del sudetto pittore, due con l'effiggie della Maddalena e l'altro con l'effiggie di Nostra Signora Addolorata e due altri più piccoli, uno di Nostra Signora della Concezzione e l'altro di S. Irena"

Nel 1880 Roberto D’Ayala vendette il palazzo a  Matteo Pagliari, benemerito avvocato massafrese, improvvisamente venuto a mancare il 29 giugno del 1883, così il palazzo, disabitato per diversi anni, nel 1981 venne vincolato ed espropriato dal Comune di Taranto che lo ha destinato a sede museale. Nel 1988 è iniziato il restauro dell’edificio, ma dopo un primo intervento i lavori si sono fermati ed il palazzo, abbandonato, ha subito una serie di furti. Oggi soffitti lignei decorati a motivi floreali, porte di noce, camini e scalone monumentale in marmi pregiati, specchi con cornici dorate e raffinati damascati non sono più esistenti.

Inventario dell’eredità di Giantomaso Marrese

1828 marzo 31, Taranto

ASTA, Notaio de Vincentiis Domenico Antonio, scheda 333, anno 1828, cc. 228r-356r

Dopo la morte del nobile tarantino don Giantomaso Marrese, avvenuta il 20 gennaio 1828 e alla presenza di numerosi periti: "mastro ferraro, impellicciatore e fallegname, sartore da donna, conoscitore di oggetti di biancherie, guarnamentaro, orefice e mastro carozziere", viene stilato l'inventario dei suoi beni per poterli stimare ed eseguire le volontà espresse nel testamento.

in approntamento

I Sindaci di Taranto collegati con Palazzo D'Aiala

Caro Sindaco Piero Bitetti, ti scrivo

Cari amici, di seguito la lettera che inviero’ fra qualche giorno al Sindaco di Taranto sulla vicenda di Palazzo D’Ayala come associazione Nobilissima Taranto. Vi invito a sotto scriverla manifestando mi la vostra adesione e condivisione con un like o anche comunicandomelo su msg. Aspetterò alcuni giorni prima dell’invio ufficiale. Grazie.

Al Sindaco di Taranto Dr. Piero Bitetti
Egr. Sig. Sindaco, non le sarà certo sfuggita l’eco del grido di dolore proveniente da diverse associazioni culturali e numerosissimi cittadini sulle sorti del futuro dell’imponente e prestigioso palazzo D’Ayala, uno dei monumenti dal più grande valore storico, artistico e architettonico del nostro patrimonio cittadino.
Una scelta assolutamente incomprensibile, quanto cinica e spregiudicata operata a partire dal 2018, come Lei ben sa, lo ha destinato a resort di lusso cancellando quella che era la destinazione museale e culturale per la quale era stato acquisito al patrimonio comunale nel 1982.
In conseguenza le scelte progettuali che solo da poco tempo è stato possibile conoscere, e sul cui iter amministrativo non pochi sospetti possono essere adombrati, sono caratterizzate da una significativa assenza di tutela del grande patrimonio culturale presente soprattutto nel piano nobile, con le sue maestose sale (sala convivio, sala delle porcellane, sala degli specchi), gli elaborati soffitti lignei e a lacunari dipinti e scolpiti. Patrimonio che, per far posto a sei suite super lusso, verrà suddiviso con cartongesso, per ricavare stanze, bagni e altri servizi. Il salone centrale il cui soffitto era arredato con una prestigiosa tela di scuola caravaggesca di Michele Taglia, viene privato dello stesso e al suo posto viene previsto un pannello in cartongesso. Inoltre nulla è dato sapere sulla splendida ed originale pavimentazione, comprese le maioliche trafugate e poi recuperate grazie all’attivismo di alcuni cittadini con l’ausilio della polizia di Stato, e sui rivestimenti parietali.
In definitiva siamo in presenza di un totale stravolgimento dell’articolazione spaziale e dei caratteri storico artistici del piano nobile, come autorevolmente denunciato dall’architetto Augusto Ressa.
Sig. Sindaco,
l’appello che Le rivolgiamo è che possa bloccare i lavori appena iniziati ed indurre ad una riprogettazione dell’intervento senza la rifunzionalizzazione dell’immobile quale resort di lusso.
Ed in ogni caso, quand’anche ciò non sia possibile, fondamentale ed irrinunciabile, è lasciare intatto il primo piano, il piano nobile, e operare esclusivamente al piano terra e al secondo piano, che accoglieva già in origine le tante stanze e camere da letto e di soggiorno della famiglia D’Ayala.
In tal modo il piano nobile, dopo esclusivo restauro conservativo e senza stravolgimenti, resterebbe a piena fruizione pubblica e gli spazi potrebbero essere organizzati con sale convegni, mostre, spazi museali e, soprattutto visitabili a mezzo di visite guidate.
Con osservanza e gli auguri di buon lavoro.
Il Presidente dell’associazione culturale Nobilissima Taranto
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