Racconto in approntamento
Uno storico palazzo nell'Isola dei Tesori
che subisce una variazione d'uso non accettata nella misura in cui si vogliono stravolgere gli aspetti storici di pregio che racchiude.
Alcune immagini tratte dal libro di Carmine De Gregorio
Alessandro Greco, giornalista
Il progetto esecutivo da lui evidenziato
L'intervento dell'Arch.Augusto Ressa
La storia di questo palazzo nobiliare
Note tratte dal sito del Ministero dei Beni Culturali
Il palazzo venne molto probabilmente costruito per volontà di Ignazio Marrese, dell’antica e nobile famiglia dell’aristocrazia tarantina, ed è sicuramente il più maestoso fra quelli prospicienti il Mar Grande con ingresso dalla via Le Fogge, oggi via Paisiello. Contava trenta stanze fra piano nobile e secondo piano oltre alle stalle, alla pagliera e ai magazzini posti al piano pedaneo. Il palazzo poggia sul cinquecentesco bastione Marrese, unico superstite della cinta fortificata della città, comunicante con il palazzo di cui costituisce il piano cantinato. Ha rivelato, durante i saggi effettuati, la presenza di ambienti riferibili alle più antiche strutture fortificate e di grandi cisterne di acqua piovana e di pozzi di acqua sorgiva e di una neviera, forse databile già alla fase di costruzione del palazzo.
Apertura del testamento di don Giuseppe Maria Marrese
1737 maggio 23, Taranto
ASTA, Notaio Troncone Donato Antonio, scheda 144, anno 1737, cc. 315r-324r
Nel corso dell’Ottocento, Francesca Antonia Marrese, figlia di Scipione Maria, sposò Saverio D’Ayala portando in dote il palazzo. I D’Ayala-Valva ne fecero sicuramente la residenza nobiliare più sontuosa della città bimare, cancellando nei prospetti le precedenti architetture e rinnovando gli interni che si arricchirono di pregevoli decorazioni di gusto rinascimentale: la Sala del Convivio, la Biblioteca, la Sala delle Porcellane, il Salotto con il soffitto ligneo e con un dipinto ad olio su tela di grandi proporzioni, raffigurante l’Apparizione di S. Francesco agli ammalati, attribuito a Pacecco de Rosa.
Inventario dei beni a favore degli eredi del nobile Giuseppe Maria Marrese
1737 giugno 29, Taranto
ASTA, Notaio Troncone Donato Antonio, scheda 144, anno 1737, cc.384r-393v
Nel 1880 Roberto D’Ayala vendette il palazzo a Matteo Pagliari, benemerito avvocato massafrese, improvvisamente venuto a mancare il 29 giugno del 1883, così il palazzo, disabitato per diversi anni, nel 1981 venne vincolato ed espropriato dal Comune di Taranto che lo ha destinato a sede museale. Nel 1988 è iniziato il restauro dell’edificio, ma dopo un primo intervento i lavori si sono fermati ed il palazzo, abbandonato, ha subito una serie di furti. Oggi soffitti lignei decorati a motivi floreali, porte di noce, camini e scalone monumentale in marmi pregiati, specchi con cornici dorate e raffinati damascati non sono più esistenti.
Inventario dell’eredità di Giantomaso Marrese
1828 marzo 31, Taranto
ASTA, Notaio de Vincentiis Domenico Antonio, scheda 333, anno 1828, cc. 228r-356r
in approntamento
I Sindaci di Taranto collegati con Palazzo D'Aiala
Caro Sindaco Piero Bitetti, ti scrivo
Cari amici, di seguito la lettera che inviero’ fra qualche giorno al Sindaco di Taranto sulla vicenda di Palazzo D’Ayala come associazione Nobilissima Taranto. Vi invito a sotto scriverla manifestando mi la vostra adesione e condivisione con un like o anche comunicandomelo su msg. Aspetterò alcuni giorni prima dell’invio ufficiale. Grazie.
