Il Violino di Dachau
La lunga marcia per Mathausen
Durante la Seconda Guerra Mondiale, il destino di migliaia di soldati italiani cambiò radicalmente dopo l’8 settembre 1943, data dell’armistizio tra l’Italia e le forze alleate. Da quella data, oltre 600.000 militari italiani furono catturati dai nazisti e deportati nei campi di prigionia in Germania e nei territori occupati. Questi uomini vennero definiti Internati Militari Italiani (I.M.I.), una denominazione con profonde implicazioni giuridiche, politiche e umane. Silvia Quero, storica e studiosa del fenomeno, ha contribuito in modo significativo alla comprensione della loro vicenda, mettendo in luce aspetti spesso trascurati dalla storiografia tradizionale.
Dopo l’annuncio dell’armistizio, i soldati italiani che si trovavano nei territori occupati o sul fronte, privi di ordini chiari e spesso abbandonati dai propri ufficiali, furono rapidamente catturati dalle truppe tedesche. La Germania nazista decise di non considerarli prigionieri di guerra secondo la Convenzione di Ginevra, ma coniò il termine “Internati Militari Italiani” per poterli utilizzare come forza lavoro coatta, privandoli delle tutele internazionali previste per i prigionieri di guerra.
La Giornata Nazionale: significato e obiettivi
Ricorre il 20 settembre la giornata dedicata agli INTERNATI MILIARI ITALIANI ed è importante ricordarli nel contesto della deportazione della Seconda guerra mondiale.
Istituita di recente (13 gennaio 2025), fino a oggi gli IMI venivano ricordati il 27 gennaio, giorno della Memoria, inserendoli nel contesto della deportazione in senso lato.
Ma la deportazione in Italia è stata di vario genere: politica (25.000 deportati), razziale (8.500 deportati) e di internati militari (600.000 deportati) ed è questa la particolarità del nostro paese da cui è proprio scaturita la necessità di dedicare un giorno agli IMI.
La Prima Giornata Nazionale degli I.M.I. intende onorare il coraggio silenzioso di questi uomini, sensibilizzare l’opinione pubblica e promuovere il valore della memoria storica. Attraverso cerimonie, incontri, testimonianze dirette e attività didattiche nelle scuole, si mira a trasmettere alle nuove generazioni il senso della scelta compiuta dagli I.M.I.: “Preferiamo la sofferenza all’infamia”. Un proverbio italiano recita: “Meglio un giorno da leone che cento da pecora”, e gli I.M.I. lo hanno incarnato con la loro dignità.
Ricordare gli I.M.I. non significa solo celebrare il passato, ma assumersi la responsabilità di tramandare una lezione di integrità e coraggio civile. La loro storia è un monito contro ogni forma di sopraffazione e una testimonianza dell’importanza della scelta individuale anche nelle situazioni più difficili. Come dice un altro detto italiano, “Chi ha memoria non sbaglia strada”: la Prima Giornata Nazionale degli I.M.I. invita tutti a non dimenticare, affinché il sacrificio di questi uomini continui a illuminare il cammino della nostra società.
Grazie alla Legge 13 gennaio 2025 – si legge in una nota diffusa da Enzo Orlanducci, presidente emerito della Anrp – approvata dal Parlamento all’unanimità, finalmente questa testimonianza è stata ricordata il 20 settembre scorso con la Giornata degli Internati Italiani nei campi di concentramento tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale. Le celebrazioni curate dalle tre Associazioni ANRP, ANEI e ANED, che curano la memoria degli italiani internati, sono state ricevute al Quirinale dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Nel pomeriggio del 19, al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, è stata inaugurata la Mostra sulla Giornata degli Internati Italiani nei campi di concentramento tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale promossa dall’ANRP. Il 20 si è tenuta poi la deposizione di una corona presso l’Altare della Patria, al Monumento al Milite Ignoto.
Gli Echi della Seconda Guerra Mondiale
Un'iniziativa dell'U.N.U.C.I. (Unione Nazionale Ufficiali in Congedo d'Italia)
Ideatore e curatore dell’evento, Ten. Dott. Michele Ladiana, socio della sezione di Taranto e conduttore della serata.
Il Violino di Dachau
Valentina Trombettiere, osserva con curiosità questo prezioso reperto storico di Vittorio Facilla, prigioniero a Dachau.
L'intervento di Francesco Bardarè, figlio dell'internato William.
L'intervento del Prof. Antonio Scialpi
Gli interventi conclusivi
L'Editore: Domenico Sellitti
La nota di Piero Trombettiere
La nota di ringraziamento di Silvia Quero
Il firmacopia
