COMING SOON

OMAGGIO ALL'ATLETA DI TARANTO

da parte di Sal Velluto, "l'americano"

Al 𝗠𝘂𝘀𝗲𝗼 𝗔𝗿𝗰𝗵𝗲𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗼 𝗡𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗶 𝗧𝗮𝗿𝗮𝗻𝘁𝗼, un evento speciale questa mattina, “l’Americano” figlio della Città Spartana, 𝗦𝗔𝗟 𝗩𝗘𝗟𝗟𝗨𝗧𝗢, ha voluto omaggiare ancora la sua Città natale. Dopo il “San Cataldo Pellegrino” donato alla Cattedrale di San Cataldo, di cui vi abbiamo raccontato sul nostro Blog, https://www.maxperrini.eu/?p=50179 ecco l’Atleta di Taranto, una figura iconica e mitica di sportivo, che visse intorno al 480 a.C.. che vi raccontiamo con foto e video . Un concreto contributo da parte di questo importante tarantino emigrante, che si è fatto strada nel mondo, ma che non dimentica le sue origini e soprattutto non dimentica quanto importante sia TARΛΝΤΟ LA CITTA’ SPARTANA.

Un cold case (caso irrisolto) della storia antica riaffiora grazie ad un disegnatore di fumetti famoso nel mondo.
Il mistero è quello della morte di un giovane atleta vissuto a Taranto intorno al 480 a.C..
L’artista è, invece, un tarantino della storia moderna, Sal Velluto, classe 1956, che oggi dagli USA, disegna per le più importanti case editrici del fumetto americano (Marvel, DC, Valiant) e diverse case editrici in Italia, Scandinavia ed Australia.

La nota stampa di Maristella Bagiolini

Così quello scheletro custodito, insieme alla sua monumentale sepoltura nella sala VII del Museo archeologico nazionale di Taranto, forse rampollo dell’aristocrazia tarantina, eroe dei Giochi Panatenaici, oggi rivive in un’illustrazione, realizzata nel 2024, che Sal Velluto ha deciso di cedere, insieme al suo copyright, alla città attraverso il Museo Archeologico Nazionale di Taranto.
 
L’atleta di Taranto, nell’immaginario riprodotto da Sal Velluto, è raffigurato all’acme della sua gloria. Muscoli potenti e forti cosparsi del sacro olio di Athena che alle sue spalle consacra “La Vittoria” (titolo dell’opera); le anfore rinvenute intere e in frammenti alla scoperta della sua tomba (Taranto – Via Genova, 9 – 9 dicembre 1959) che rappresentano trofei preziosi che certificano l’eccellenza atletica dell’uomo in alcune categorie dei giochi: la corsa con le quadrighe, il pugilato, il pentathlon, il salto in lungo e il lancio del disco.
Non mancano altri elementi, anch’essi tratti dalle anfore e dalla storia, come Nike la dea alata della vittoria, e le colonne doriche sormontate da galli, antichi simboli del trionfo e attuali simboli di riconoscibilità della ceramica d’uso degli artigiani grottagliesi.
 
C’è grande fermento di studi attorno ad uno dei reperti più identitari del Museo archeologico nazionale di Taranto. Un mistero sulla morte, probabilmente in giovane età, di questo atleta che rappresenta la base di una serie di approfondimenti anche genetici su questo unicum mondiale dell’archeologia: il corpo di un atleta arrivato fino a noi con un bagaglio così potente di informazioni sullo stile di vita e il modello culturale di riferimento di un campione delle gare panatenatiche – dice la direttrice del MArTAStella Falzone – Ecco perché l’omaggio di Sal Velluto è più che mai appropriato alla nuova stagione di indagini che questo reperto sta vivendo, e che contiamo di presentare al pubblico in occasione dei prossimi Giochi del Mediterraneo”
 
 
Nel 2008, una riproduzione fedelissima dello scheletro dell’atleta, insieme al suo corredo funerario originale, furono ospiti delle olimpiadi di Pechino, come testimonianza unica e preziosissima dell’atletismo universale.
Nel 2026, l’Atleta di Taranto, quello vero, insieme ai suoi trofei e alla sua storia sarà faro e punto di riferimento per gli atleti dei Giochi del Mediterraneo e tutti gli ospiti che visiteranno il capoluogo jonico ed il suo fiore all’occhiello, il Museo Archeologico Nazionale MArTA.
A visualizzare l’immagine dell’atleta, in tutta la sua gloria ed esultanza per il trionfo, sarà questa mia illustrazione che spero troverà un posto nell’immaginario di chi la vede.”

La direttrice del MArTA dott.ssa Stella Falzone.

Cliccare sulla foto per visualizzare il video

L'intervista a Sal Velluto

Cliccare sulla foto per visualizzare il video

L’ATLETA DI TARANTO è un’illustrazione, realizzata nel 2024, dal fumettista SAL VELLUTO. Il copyright di questa immagine è stato donato dall’autore al MarTa – Museo Archeologico Nazionale di Taranto.

Cliccare sulla foto per visualizzare il video
Cliccare sulla foto per visualizzare il video
Cliccare sulla foto per visualizzare il video
Cliccare sulla foto per visualizzare il video
Cliccare sulla foto per visualizzare il video
Cliccare sulla foto per visualizzare il video

L’ATLETA DI TARANTO: Descrizione degli elementi presenti nell’illustrazione.

Tutti gli elementi di questa illustrazione, dal gesto esultante ai simboli tratti dalle anfore, rappresentano, in
modo corale, LA VITTORIA.

1. L’ATLETA DI TARANTO.

Cosparso d’unguento di sabbia e di sudore, l’atleta grida, esultando per la vittoria conseguita in gara. Egli era un nobile aristocratico tarantino, vissuto intorno al 480 a.C., che seppe ricoprirsi di gloria eccellendo in varie specialità delle Grandi Panatenee, gare sportive, musicali e letterarie, che si svolgevano ad Atene ogni quattro anni, in onore della dea Atena, protettrice della città. Dal ritrovamento del suo scheletro, quasi intatto, si stima che avesse avuto una statura di circa 1,70 m e un peso tra i 65 e i 70 kg, e che fosse deceduto intorno ai 30 anni d’età 

2. LA STATUA DI ATHENA PARTHÈNOS

Realizzata dal celebre “scultore degli dèi” Fidia (490-430 a.C.) era una scultura alta circa 12 metri, fatta d'oro e avorio, che si trovava nel Partenone di Atene. Raffigurava la dea Atena, forte e vittoriosa, circondata da simboli che ne celebravano il potere, la saggezza e il ruolo di guida in battaglia. Nella mano destra Atena teneva la figura di Nike, simbolo della vittoria.
Sebbene la statua realizzata da Fidia fosse stata completata in data posteriore alla vita dell’atleta, le
statue precedenti, realizzate da altri artisti, furono per gli atleti delle Grandi Panatenee e per tutti i cittadini
ateniesi un simbolo del culto e della devozione verso la loro dea protettrice.
I Giochi Panatenaici, che si tenevano ogni quattro anni nell'antica Atene, si aprivano il 28 del mese di
Ecatombeone (luglio-agosto), giorno della nascita della dea Atena, con una grande processione verso la
statua della dea nel Partenone. A questa solenne processione partecipavano atleti, cittadini liberi,
sacerdoti e animali per sacrifici, con l'obiettivo di celebrare la divinità protettrice della città e patrona dei
giochi.

3. NIKE, LA DEA ALATA DELLA VITTORIA

Nella scultura di Fidia era alta circa 1,80 metri. La mano
destra di Atena, che la reggeva, simboleggiava la forza, il potere e l'azione trasmesse dalla dea alla Nike,
considerata essa stessa fonte di vittoria.

4. COLONNE DORICHE SORMONTATE DA GALLI.

Fiancheggiano la figura di Athena Pròmachos
(guerriera) in tutte le Anfore Panatenaiche. Le colonne potevano riferirsi al tempio della dea o forse erano
solo un supporto per i galli. Per quanto le civette, simbolo di saggezza, fossero considerate gli animali
sacri ad Atena, i galli erano simbolo di forza, di spirito combattivo e di vittoria e rappresentavano la
prodezza di Atena e il trionfo della luce sulle tenebre. Il simbolo atavico del gallo si conserva ancor oggi
nelle ceramiche di Grottaglie (TA)

5. IL MEANDRO O CHIAVE GRECA

Veniva usato principalmente come elemento decorativo, ma di per
sé stesso è un simbolo di Vittoria e Unità, oltre che di Infinito e di Vita Eterna.

6. CORONA DI RAMI D’OLIVO

(Kotinos) presi dagli alberi sacri dell’Acropoli di Atene. Insieme alle anfore
piene di olio, provenienti dagli stessi alberi, costituivano i premi tipici dei Giochi Panatenaici. La corona è
il simbolo della vittoria, gloria, sacralità e fama che rendevano immortali, nella storia, i vincitori delle gare.

7. TON ATHENETHEN ATHLON

E l’iscrizione situata sulle Anfore Panatenaiche, all’interno della colonna
sinistra fiancheggiante la figura di Athena Pròmachos. La frase interpretata significa; Il premio dei giochi
di Atene. Questa frase indicava che il vaso era un premio vinto da un atleta nelle competizioni delle feste
Panatenaiche ad Atene. Il vaso era quindi un oggetto di prestigio, come dimostra la sua funzione di
oggetto-parlante; e la sua valenza sociale e simbolica.

8. QUATTRO ANFORE PANATENAICHE

Rinvenute in frammenti ai quattro angoli esterni del sarcofago
dell’Atleta di Taranto. Tre di queste anfore sono state ricomposte, mentre la quarta è andata quasi
interamente perduta ed è presentata, in questa illustrazione, dal lato comune alle altre anfore, raffigurante
la dea Atena armata, nelle vesti di “Promachos” (combattente), situata tra due colonne fiancheggiate da
un’iscrizione greca che ne indica l’appartenenza ai “giochi di Atene”. Queste anfore, contenenti il prezioso
olio ricavato dalla spremitura delle olive degli alberi sacri ad Atena, erano infatti date in premio ai vincitori
degli agoni atletici delle Grandi Panatenee, le cui specialità sono illustrate sull’altro lato di ciascun vaso.
Le anfore dell’Atleta tarantino illustrano la corsa con le quadrighe, il pugilato e due discipline facenti parte
del pentathlon, il salto in lungo e il lancio del disco.

9 - FIOCCHI CON I COLORI SACRI AD ATENA.

IL VIOLA

Era associato al potere e alla sacralità. Era usato
solo per i reali e le divinità a causa della difficoltà e del costo di produzione del colore.

IL BIANCO

Era un colore che simboleggiava la connessione tra il mondo umano e quello divino. Come
simbolo di luce e santità era considerato un colore associato a divinità pure come Atena. Bianco era il
colore del “Peplo”, abito ricamato dalle nobili fanciulle ateniesi che veniva fatto indossare alla statua della
dea, a conclusione della processione panatenaica.

L’AZZURRO

Era considerato il colore degli dei per eccellenza, poiché simboleggiava il cielo, la dimora
divina. Veniva spesso usato nell’architettura arcaica per portare il colore del cielo sulla terra.
– by Sal Velluto, novembre 2025.

La tomba dell'Atleta di Taranto al MArTA

Il ritrovamento della tomba

Via Genova, oggi

(Taranto – Via Genova, 9 – 9 dicembre 1959)

Le Anfore originali nella tomba

Jasmina Aleksandrov con Max Perrini

Jasmina Aleksandrov, una valente atleta, venne a Taranto nel 2016 per partecipare alla SPARTAN RACE, la corsa ad ostacoli più partecipata al mondo che si è disputata a Taranto sino al 2019, qui davanti alla tomba dell’Atleta di Taranto.

Chi è Sal Velluto

SALVATORE “SAL” VELLUTO nasce a Taranto nel 1956. Dal 1986 risiede negli USA dove ha lavorato per le grosse case editrici del fumetto americano (Marvel, DC, Valiant) e diverse case editrici in Italia, Scandinavia ed Australia.
Tra i suoi lavori di spicco figurano “The Phantom/ L’Uomo Mascherato” (Egmont, Hermes Press, Frew), il progenitore dei moderni supereroi; “Black Panther” (Marvel Comics), la cui versione cinematografica ha vinto 3 premi Oscar nel 2019, e Moon Knight (Marvel Comics), diventato una serie streaming di successo sulla piattaforma Disney Plus. 

Tra i suoi lavori per il mercato italiano ci sono Lazarus Ledd (Star Comics), Tex e Zagor (Sergio Bonelli Editore).
Oltre ai fumetti, il lavoro di Sal si estende alla pubblicità, ai cartoni animati, design, illustrazioni per libri e riviste, videogiochi, giochi di ruolo, trading cards e progettazione di giocattoli.


Negli ultimi anni Sal è diventato sponsor artistico di alcune iniziative sul
territorio tarantino, realizzando illustrazioni esclusive e cedendone i
copyright alla Jonian Dolphin Conservation, alla Basilica Cattedrale di San
Cataldo ed al Museo Archeologico Nazionale di Taranto.
Sal Velluto e sua moglie Sharon vivono a West Jordan negli USA. Hanno
quattro figli ed un nipote.

Galleria Fotografica