Mario Costa

a cura di Carmen Adamo

Muttètte nuèstre tarandine
(Proverbi tarantini)
E vvà bbène disse donna Lène, quànne vedìe ‘a figghie, ‘a sèrve e ‘a jàtta préne.
E va bene disse donna Lena (diminutivo di Maddalena) quando vide la figlia, la serva e la gatta incinta.
Questa frase ormai in disuso, si usava per dire che bisogna arrendersi all’evidenza dei fatti compiuti e dei problemi che in successione ci colpiscono.
📖 Mini pillole di storia: usanze, storia, modi di dire, personaggi ecc.
Sono onorata di pubblicare qualcosa riguardo al nostro grande concittadino musicista Mario Costa.
 

Nacque nella nostra città il 24 luglio del lontano 1858 e precisamente in via Duomo al numero 189 (allegata foto attuale di Mino Lo Re delle condizioni in cui versa oggi l’edificio).

Il sindaco che firmò il suo atto di nascita fu Giacinto Mannarini, gli furono dati i nomi di: Pasquale Antonio Cataldo Maria poi trasformati tout-court in Mario.
I suoi genitori: il padre Angelo era controllore di dogana di origine napoletana, la mamma Maria Giuseppa Malagisi era tarantina, apparteneva ad un nobile casato infatti era imparentata con due famiglie: i Montera ed i Marzulli. La sorella maggiore di Mario si chiamava Adelaide e i tre fratelli minori erano: Luigi, Michele e Carlo.

All’età di sette anni il padre venne trasferito a Napoli e ovviamente si trasferì tutta la famiglia. Già a questa età aveva tendenze musicali e fu iscritto al Conservatorio di San Pietro a Maiella che era diretto dal maestro Saverio Mercadante. Assimilò la mentalità e le usanze partenopee, parlava bene due lingue il napoletano ed il francese. Ebbe occasione di conoscere ed avere rapporti stretti di amicizia con il grande poeta e drammaturgo Salvatore Di Giacomo, con la scrittrice e giornalista Matilde Serao, con il giornalista e scrittore Roberto Bracco e con il paroliere giornalista Giuseppe Turco. IL mare di Napoli, Le località di Santa Lucia, Posillipo e di Margellina, conferirono la sua primaria aspirazione di comporre musica, testi e canto.

Il lettore, a questo punto, con la fantasia deve immaginare la scenografia di quanto mi appresto qui di seguito a raccontare. Nei giorni 21-22 agosto del 1889, giunse in visita nella nostra Taranto il Re Umberto I accompagnato dal Principe di Napoli Vittorio Emanuele e dal Presidente del Consiglio Francesco Crispi. Il sovrano venne per inaugurare la prima parte dell’Arsenale Militare, arrivò via mare a bordo del panfilo Savoia, e attraversò sia Mar Grande che Mar Piccolo, ad attenderlo per salutare a festa c’erano centinaia di imbarcazioni in tipico stile veneziano. L’imbarcazione reale attraversò il Canale navigabile ed il Ponte girevole (1887) che al suo passaggio aprì le ‘braccia’.

L’unità si fermò in Mar Piccolo e a bordo salirono tutte le autorità locali dell’epoca insieme ai giornalisti. In questi due giorni, per tale occasione, giunsero nella nostra città anche Mario Costa ed i suoi due amici Bracco e Turco, entrambi anche autori di alcune canzoni e alloggiarono nell’albergo Europa (ancora esistente) prospiciente il Mar Piccolo e il Canale . La sera intorno ad una festosa tavola imbandita di piatti di ostriche, di pesce fritto ed arrostito, chiesero al nostro concittadino di improvvisare una canzone dedicata alla sua città natia, Peppino Turco suggerì il titolo: “Tarantì Tarantelle”, Roberto Bracco cominciò a scrivere i versi e Mario Costa al pianoforte improvvisò musicando una tarantella.
Il 21 agosto insieme ad una moltitudine di barche, si accostarono al panfilo del Re e mandarono in estasi quanti assistettero alla indimenticabile serenata in mar Piccolo con Tarantì Tarantella ed altre canzoni: Oje Carulì, Scétate, Era de Maggio (la mia canzone preferita), Catarì ecc.
 
Mario Costa ha musicato una grande quantità di canzoni in dialetto napoletano, inni, marce, operette e stornelli nei più famosi teatri sia in Italia e sia all’estero. Nel 1894 in una birreria seduto ad un tavolo, scrisse la famosa canzone napoletana “ A frangese”, resa celebre in primis dalla sciantosa Armand’ry ed in seguito nel 900 dalla nostra soubrette Anna Fougez. È un brano ironico e brillante, noto per essere legato alla famosa “mossa” . Renzo Arbore alcuni anni fa nei suoi concerti, ha reso celebre alcune canzoni del nostro glorioso concittadino sia tramite la RaiTv sia sui palchi esteri.
Il nostro maestro Mario Costa morì a Montecarlo nel 1933 ,un anno dopo, nel 1934, fu tumulato nel nostro Cimitero dove trovò riposo in una tomba monumentale messa a disposizione del Comune.

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