𝐃𝐀𝐋𝐋𝐀 𝐌𝐎𝐁𝐘𝐃𝐑𝐄𝐀 𝐀𝐓𝐓𝐑𝐀𝐂𝐂𝐀𝐓𝐀 𝐀𝐋 𝐏𝐎𝐍𝐓𝐈𝐋𝐄 𝐓𝐀𝐑𝐀𝐍𝐓𝐈𝐍𝐎, 𝐏𝐑𝐎𝐁𝐋𝐄𝐌𝐈 𝐎 𝐄𝐂𝐎𝐍𝐎𝐌𝐈𝐀 𝐏𝐄𝐑 𝐋𝐀 𝐂𝐈𝐓𝐓𝐀’ 𝐄𝐃 𝐈𝐋 𝐓𝐄𝐑𝐑𝐈𝐓𝐎𝐑𝐈𝐎?

Abbiamo voluto consultare un tecnico, il 𝐆𝐞𝐨𝐦. 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐒𝐞𝐛𝐚𝐬𝐭𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐀𝐥𝐞𝐬𝐬𝐢, che ha professionalmente gestito in ambito industriale, siderurgico e in ambito di edilizia civile il problema dello 𝐒𝐌𝐀𝐋𝐓𝐈𝐌𝐄𝐍𝐓𝐎 𝐚 𝐍𝐎𝐑𝐌𝐀 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐀𝐌𝐈𝐀𝐍𝐓𝐎.
Scrive Alessi:
“La Drea ha ancora in essere pannelli di amianto, che dovrebbero essere rimossi, confinati ed incapsulati per poi essere conferiti in discarica autorizzata.
Non vedo alcun problema perché attraverso un piano di lavoro e le tecniche in uso, è possibile farlo anche con pannelli integri in perfetta sicurezza facendosi supportare da camere di decontaminazione ed isolando step by step le zone di lavoro (prova fumi, aria terapeutica, vie di fuga, ecc..).
E’ questa una normale attività suffragata dal vantaggio di operare su una nave priva di personale di bordo e addirittura fuori servizio.
A tale proposito vorrei ricordare che con l’Azienda con cui operavo come tecnico, abbiamo bonificato il pavimento in vinil-amianto del 𝐓𝐫𝐢𝐛𝐮𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐓𝐚𝐫𝐚𝐧𝐭𝐨 con personale operante sia avvocati che cittadini, con costanti ed approfonditi controlli giornalieri.
Quindi se il tutto viene fatto sotto un puntuale controllo non vedo alcun problema.
Purtroppo però in questo momento non abbiamo sufficienti prove e notizie di prima mano ed il sentito dire o per sensazione non aiutano affatto a dare giudizi di merito. Ci vogliono paletti di riferimento ben saldi per giustificare e/o respingere la nave.
Purtroppo è ormai consuetudine chiacchierare ed argomentare non conoscendo bene gli aspetti tecnici e normativi.
Non può esserci alcun tipo di contaminazione ambientale se il lavoro viene fatto con i criteri di legge. ( Legge 257/1992 – Ha sancito il divieto di produzione e utilizzo dell’amianto in Italia, stabilendo le linee guida per la sua rimozione.)
D’altronde, oltre a ricordare che il D.M. 6 settembre 1994 – Definisce le metodologie di bonifica (incapsulamento, confinamento e rimozione) e le precauzioni per ridurre il rischio di esposizione su tutti gli impianti, navi, industrie ed aziende sono state obbligate e “liberarsi” di qualsiasi fonte di amianto.
Se questa nave dev’essere demolita o rimessa in navigazione DEVE AVERE pur il diritto/dovere di essere bonificata. Altrimenti si porterà per tutta la vita questo carico di veleno sul groppo.
Quindi, per concludere il problema dove sta?
O nel trovare sistema e modo per fare la bonifica non a norma, situazione dopo il clamore mediatico, impossibile, generando “plusvalenze” o farne diventare un caso politico, che purtroppo ormai condiziona la vita del cittadino sotto ogni forma e luogo.
Se fossi io il sindaco di Taranto, chiaramente consigliato da tecnici, dopo l’arrivo e l’attracco della nave a Taranto, dietro un super lautissimo compenso (barattando magari qualche cosa di più rilevante per la città), assicurerei lavoro in città con l’ indotto per tutto il territorio sotto il controllo e monitoraggio continuo garantiti dalle leggi in atto.
𝐆𝐞𝐨𝐦. 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐒𝐞𝐛𝐚𝐬𝐭𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐀𝐥𝐞𝐬𝐬𝐢
Scrivono da Giustizia per Taranto:
Aggiornamento sulla “Nave Drea” (Nota del 18 settembre u.s.)
Dopo essere stata respinta nei giorni scorsi dalla Capitaneria di Porto, da stamattina ci ritroviamo la Nave Drea attraccata nel nostro porto.
Si tratta dell’ex traghetto della compagnia Moby, da tempo in attesa di bonifica per la presenza di lastre di amianto: un vero problema ambientale e per la salute.
Respinta prima da Spalato e poi da Crotone, la nave ha chiesto nuovamente l’ormeggio a Taranto.
Nonostante il diniego iniziale dell’Autorità portuale, “il forte vento e le condizioni meteo avverse in mare aperto, avrebbero costretto la Capitaneria di Porto a concedere una sosta temporanea”.
Ci auguriamo con forza che la bonifica non venga effettuata qui, come qualcuno ha già ipotizzato: su questo vigileremo con la massima attenzione.
Ancora una volta ci ritroviamo a essere il luogo in cui “portare tutto”, e questo finisce per instillarci l’idea di una città destinata ad accogliere ciò che altrove non vogliono.
Non è la nave in sé il problema, ma il messaggio che continua a passare: che Taranto sia sempre il posto giusto per il peggio. E tutto questo non può essere più accettato.

La nostra nota prima dell'attracco a Taranto della Motonave MOBYDREA

In passato la NOSTRA AMMIRAGLIA la VITTORIO VENETO, piena anch’essa di AMIANTO dopo molti anni in Mar Piccolo, nottetempo uscì tristemente dal canale navigabile per essere rottamata in Turchia.
Il sogno di avere UN MUSEO VITTORIO VENETO di cui avevamo sperato come “Associazione Nave Vittorio Veneto” di avere svanì miseramente perchè NON FURONO TROVATE le RISORSE.
Comunque dal punto di vista legislativo In Italia, la rimozione e lo smaltimento dell’amianto sono regolati da una serie di leggi e normative, tra cui il Decreto Legislativo 81/2008, che stabilisce le norme per la sicurezza nei luoghi di lavoro, e la Legge 257/1992, che vieta l’uso dell’amianto e stabilisce le linee guida per la sua bonifica.
Le principali direttive prevedono che:
Solo le ditte specializzate e autorizzate possano effettuare la rimozione dell’amianto. Nello specifico l’attività di smaltimento amianto può essere svolta unicamente da aziende iscritte all’Albo Nazionale Gestori Ambientali nella categoria 10.
È necessario ottenere i permessi dalle autorità locali prima di iniziare i lavori di rimozione.
Devono essere seguiti protocolli di sicurezza specifici, inclusi l’uso di attrezzature di protezione individuale (DPI) e la messa in sicurezza dell’area di lavoro.
Il mancato rispetto di queste normative può comportare gravi sanzioni, sia per i privati che per le aziende
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