Il Violino di Dachau

La lunga marcia per Mathausen

Appuntamento con la cultura questo pomeriggio di Sabato 27 settembre 2025 nel Salone degli Specchi nella Casa dei Tarantini, il nostro Municipio ; ๐—ฆ๐—ถ๐—น๐˜ƒ๐—ถ๐—ฎ ๐—ค๐˜‚๐—ฒ๐—ฟ๐—ผ, l’Autrice, coadiuvata dallo storico prof. Antonio Scialpi, dalla giornalista Valentina Castellaneta, dall’ย Editore Domenico Sellitti , ha presentato il suo ultimo impegno letterario, che evidenzia una struggente storia vissuta da due personaggi, due internati, due IMI ( Internati Militari Italiani ) che hanno visto gli orrori dei campi di concentramento nazisti, uno a Dachao e l’altro a Mathausen e che sono sopravvissuti.
Un libro da leggere e da approfondire, un contributo alla storia soprattutto alla luce anche delle vicende d’attualitร , che stiamo vivendo tutti, in questo travagliato periodo storico.
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Durante la Seconda Guerra Mondiale, il destino di migliaia di soldati italiani cambiรฒ radicalmente dopo lโ€™8 settembre 1943, data dellโ€™armistizio tra lโ€™Italia e le forze alleate. Da quella data, oltre 600.000 militari italiani furono catturati dai nazisti e deportati nei campi di prigionia in Germania e nei territori occupati. Questi uomini vennero definiti Internati Militari Italiani (I.M.I.), una denominazione con profonde implicazioni giuridiche, politiche e umane. Silvia Quero, storica e studiosa del fenomeno, ha contribuito in modo significativo alla comprensione della loro vicenda, mettendo in luce aspetti spesso trascurati dalla storiografia tradizionale.

Dopo lโ€™annuncio dellโ€™armistizio, i soldati italiani che si trovavano nei territori occupati o sul fronte, privi di ordini chiari e spesso abbandonati dai propri ufficiali, furono rapidamente catturati dalle truppe tedesche. La Germania nazista decise di non considerarli prigionieri di guerra secondo la Convenzione di Ginevra, ma coniรฒ il termine โ€œInternati Militari Italianiโ€ per poterli utilizzare come forza lavoro coatta, privandoli delle tutele internazionali previste per i prigionieri di guerra.

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La Giornata Nazionale: significato e obiettivi

Ricorre il 20 settembre la giornata dedicata agli INTERNATI MILIARI ITALIANI ed รจ importante ricordarli nel contesto della deportazione della Seconda guerra mondiale.

Istituita di recente (13 gennaio 2025), fino a oggi gli IMI venivano ricordati il 27 gennaio, giorno della Memoria, inserendoli nel contesto della deportazione in senso lato.

Ma la deportazione in Italia รจ stata di vario genere: politica (25.000 deportati), razziale (8.500 deportati) e di internati militari (600.000 deportati) ed รจ questa la particolaritร  del nostro paese da cui รจ proprio scaturita la necessitร  di dedicare un giorno agli IMI.

Vista aerea del campo di concentramento di Dachau dopo la liberazione, tramite il Pritzker Military Museum & Library, Chicago

La Prima Giornata Nazionale degli I.M.I. intende onorare il coraggio silenzioso di questi uomini, sensibilizzare lโ€™opinione pubblica e promuovere il valore della memoria storica. Attraverso cerimonie, incontri, testimonianze dirette e attivitร  didattiche nelle scuole, si mira a trasmettere alle nuove generazioni il senso della scelta compiuta dagli I.M.I.: โ€œPreferiamo la sofferenza allโ€™infamiaโ€. Un proverbio italiano recita: โ€œMeglio un giorno da leone che cento da pecoraโ€, e gli I.M.I. lo hanno incarnato con la loro dignitร .

Ricordare gli I.M.I. non significa solo celebrare il passato, ma assumersi la responsabilitร  di tramandare una lezione di integritร  e coraggio civile. La loro storia รจ un monito contro ogni forma di sopraffazione e una testimonianza dellโ€™importanza della scelta individuale anche nelle situazioni piรน difficili. Come dice un altro detto italiano, โ€œChi ha memoria non sbaglia stradaโ€: la Prima Giornata Nazionale degli I.M.I. invita tutti a non dimenticare, affinchรฉ il sacrificio di questi uomini continui a illuminare il cammino della nostra societร .

Grazie alla Legge 13 gennaio 2025 – si legge in una nota diffusa da Enzo Orlanducci, presidente emerito della Anrp – approvata dal Parlamento all’unanimitร , finalmente questa testimonianza รจ stata ricordata il 20 settembre scorso con laย Giornata degli Internati Italiani nei campi di concentramento tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale. Le celebrazioni curate dalle tre Associazioni ANRP, ANEI e ANED, che curano la memoria degli italiani internati, sono state ricevute al Quirinale dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Nel pomeriggio del 19, al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, รจ stataย  inaugurata la Mostra sulla Giornata degli Internati Italiani nei campi di concentramento tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale promossa dall’ANRP. Il 20 si รจ tenuta poi la deposizione di una corona presso l’Altare della Patria, al Monumento al Milite Ignoto.

gli INTERNATI MILIARI ITALIANI

Gli Echi della Seconda Guerra Mondiale

Un'iniziativa dell'U.N.U.C.I. (Unione Nazionale Ufficiali in Congedo d'Italia)

Ideatore e curatore dellโ€™evento, Ten. Dott. Michele Ladiana, socio della sezione di Taranto e conduttore della serata.

Il Violino di Dachau

Valentina Trombettiere, osserva con curiositร  questo prezioso reperto storico di Vittorio Facilla, prigioniero a Dachau.

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L'intervento di Francesco Bardarรจ, figlio dell'internato William.

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L'intervento del Prof. Antonio Scialpi

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Gli interventi conclusivi

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L'Editore: Domenico Sellitti

La nota di Piero Trombettiere

Silvia Quero รจ una scrittrice e ricercatrice storica italiana, nota per aver pubblicato il libro storico “Internati. Il violino di Dachau – La lunga marcia per Mauthausen”, edito da Edit@ Casa Editrice nella collana “Storia & Storie d’Italia”. Il libro racconta la storia vera di due giovani tarantini, Vittorio Facilla e William Bardarรจ, deportati nei campi di concentramento nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale.
Silvia Quero รจ nata nel 1978 e si รจ laureata in Scienze dei Beni Culturali. Ha partecipato a progetti per il recupero e la valorizzazione del patrimonio storico e archeologico di Taranto e collabora con testate giornalistiche e emittenti radiofoniche.
Opera anche con istituti di alta formazione e scuole pubbliche, tenendo corsi e laboratori sulla storia locale.
Tra le sue opere precedenti ci sono:
*L’esorcismo di Pietro* (2016), romanzo storico che le รจ valso il “Premio Ciaia-Nuove Proposte
– *Quel pasticciaccio brutto di Via Duomo* (2018), romanzo giallo
– *Il libro delle Delizie Tarantine* (2019) e *L’altro libro delle Delizie Tarantine* (2020), miscellanee storiche
– *C’era una volta a Taranto* (2022), favole
Oggi, Silvia Quero si dedica alla ricerca storica legata ai deportati italiani nei campi di concentramento nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale.ย 

La nota di ringraziamento di Silvia Quero

Una sala gremita, un pubblico consapevole ed interessato, un dibattito stimolante, non avrei potuto chiedere di piรน per puntare i riflettori su una parte di storia d’Italia sconosciuta ai piรน.
Avrei un elenco di ringraziamenti di un paio di chilometri ๐Ÿ˜……ok, iniziamo dal mio editore, Domenico Sellitti, che con Edit@ accompagna la mia carriera di scrittrice e storica da ormai quasi dieci anni, mantenendo (e giustamente pretendendo) un livello alto ed impeccabile di ciรฒ che si manda in stampa, ottenendo per questa ultima pubblicazione l’esclusiva di distribuzione su Taranto nientemeno che dalla Feltrinelli.
Poi, ovviamente, ringrazio coloro che hanno messo a disposizione i loro ricordi, Giovanna Facilla e Francesco Bardarรจ, per aiutarmi a ricostruire le storie dei loro genitori, due microstorie nel panorama macroscopico degli Internati Militari Italiani, 650mila e piรน eroi silenziosi della Seconda Guerra Mondiale.
Ringrazio Max Perrini che ha fatto da collante e tramite, ringrazio il prof. Antonio Scialpi per l’accurata prefazione, Valentina Castellaneta per aver moderato gli interventi con abilitร  e professionalitร . Ringrazio il sindaco, Piero Bitetti, che non si รจ limitato a concedere un patrocinio ed una sala di rappresentanza, ma che รจ intervenuto e si รจ trattenuto ascoltando attentamente il dibattito, garantendo non solo una presenza formale ma “umana” (che รจ quella che piace a noi persone senza tanti fronzoli).
Grazie a tutti coloro che sono intervenuti e, ultima ma non ultima, grazie a mia figlia, Valentina, che con il violino appartenuto al sopravvissuto di Dachau, ha omaggiato la sua memoria e quella di tutti gli IMI eseguendo proprio con il brano che gli salvรณ la vita piรน di 80 anni fa.
P.s. Ovviamente, ringrazio tutti quelli che mi hanno supportato (e sopportato) in questa avventura, in particolare mio marito che ormai sa che quando sono in fase di ricerca e scrittura, non sono esattamente la persona piรน socievole e ragionevole del pianeta, ma mi ama comunque ๐Ÿ˜….
E vabbรจ, alla fine รจ uscito un pippettone, ma era doveroso. Grazie a tutti e ci vediamo in libreria ๐Ÿ˜โค๏ธ๐Ÿ’™

Il firmacopia

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