Taranto 2026, la sfida comincia dopo i Giochi
Servizio fotografico a cura di Leo Muscara
L’Italia domina il medagliere e la città conquista il Mediterraneo. Ora impianti, competenze e visibilità devono diventare un’eredità stabile per il territorio.
Per quattordici giorni Taranto non ha soltanto ospitato una competizione: ha respirato il Mediterraneo. Tra tribune gremite, bandiere, applausi e sfide sul filo dei secondi, la città dei due mari è diventata il punto d’incontro di migliaia di atleti e di un pubblico unito dalla stessa passione. Spente le luci sull’ultima gara, resta però la domanda più importante: che cosa rimarrà di questa straordinaria stagione?
Si sono conclusi con un grande successo sportivo e una forte partecipazione di pubblico i XX Giochi del Mediterraneo di Taranto 2026. Dal 21 agosto al 3 settembre la Puglia ha accolto 26 nazioni e 3.854 atleti impegnati in 28 discipline, trasformando Taranto e le altre città coinvolte in un’unica arena internazionale. L’Italia ha chiuso al primo posto con 224 medaglie — 74 ori, 78 argenti e 72 bronzi — superando il precedente primato nazionale di 193 podi stabilito a Bari nel 1997.
Settantacinque anni di storia mediterranea
I Giochi del Mediterraneo nacquero dall’idea dell’egiziano Mohammed Taher Pacha, allora vicepresidente del Comitato Olimpico Internazionale, che nel 1948 propose una manifestazione capace di avvicinare attraverso lo sport i popoli delle tre sponde del Mare Nostrum. La prima edizione ufficiale si svolse ad Alessandria d’Egitto nel 1951: parteciparono 734 atleti, tutti uomini, provenienti da 10 Paesi. Le gare femminili entrarono nel programma nel 1967, a Tunisi, segnando una tappa fondamentale nell’evoluzione dell’evento.
Prima di Taranto, l’Italia aveva ospitato i Giochi in tre occasioni: Napoli nel 1963, con 1.057 atleti di 13 Paesi; Bari nel 1997, con 2.956 atleti di 21 nazioni; e Pescara nel 2009, edizione che coinvolse migliaia di partecipanti e 28 sport. Anche Taranto aveva già incrociato questa storia nel 1997, quando lo Stadio Iacovone accolse alcune partite del torneo di calcio. Il salto di scala è evidente: dai 734 atleti del 1951 ai 3.854 di Taranto 2026, da 10 a 26 nazioni. La ventesima edizione raccoglie così settantacinque anni di crescita e restituisce alla Puglia un ruolo centrale nel dialogo sportivo mediterraneo.
Un successo che va oltre il medagliere
Il risultato più importante, tuttavia, non si misura soltanto nelle vittorie. Per due settimane Taranto ha mostrato un volto accogliente, dinamico e capace di lavorare in rete. Atleti, volontari, tecnici, associazioni e cittadini hanno costruito un racconto diverso della città: non più soltanto polo industriale, ma capitale mediterranea dello sport, della cultura e dell’incontro tra popoli. La manifestazione ha inoltre acceso i riflettori sul patrimonio storico, sul Mar Piccolo e sul Mar Grande, sull’enogastronomia e sull’intero territorio ionico.
Il patrimonio degli impianti
Il lascito più visibile è rappresentato dagli impianti nuovi o riqualificati: dallo Stadio Erasmo Iacovone al Centro nautico sul Mar Piccolo, fino alle strutture distribuite nei comuni pugliesi che hanno ospitato le gare. È una dotazione preziosa, ma anche una responsabilità. Senza manutenzione programmata, gestori competenti e attività continuative, il rischio è che strutture costose diventino contenitori vuoti. La fase decisiva comincia quindi adesso, quando l’eccezionalità dell’evento deve lasciare spazio alla quotidianità.
Un merito centrale nella realizzazione di questo patrimonio è stato riconosciuto a Massimo Ferrarese, nominato nel 2023 commissario straordinario per gli interventi necessari ai Giochi e successivamente presidente del Comitato organizzatore. La struttura da lui coordinata ha operato con tempi molto compressi, guidando un programma da 275 milioni di euro destinato alla costruzione e alla riqualificazione delle infrastrutture sportive. Gli interventi hanno interessato 45 impianti in 21 comuni e quattro province pugliesi — Taranto, Brindisi, Lecce e Bari — con circa 170 milioni concentrati nel territorio ionico. Il riconoscimento pubblico ricevuto alla cerimonia di chiusura ha sintetizzato l’apprezzamento per una gestione commissariale capace di trasformare progetti complessi in opere concrete, grazie anche alla collaborazione tra Governo, Regione, enti locali, tecnici e imprese.
«Questo risultato non appartiene solo ai Giochi, ma rappresenta un patrimonio permanente per Taranto, per la provincia e per tutta la Puglia», ha dichiarato Ferrarese al termine dei lavori sugli impianti, sottolineando la portata duratura degli interventi realizzati.
Come trasformare l’evento in futuro
- Una regia unica: Comune, Regione, federazioni, scuole, università e associazioni sportive dovrebbero coordinare calendari, costi e accesso agli impianti attraverso un piano pluriennale trasparente.
- Sport di base e inclusione: le strutture devono essere aperte ogni giorno a giovani, famiglie, persone con disabilità e quartieri, con tariffe accessibili e progetti educativi.
- Grandi eventi e turismo: Taranto può candidarsi a ospitare campionati nazionali e internazionali, ritiri, congressi sportivi e manifestazioni sul mare, creando presenze anche fuori dalla stagione estiva.
- Competenze e lavoro: l’esperienza maturata da volontari e operatori può diventare formazione permanente nei settori dell’accoglienza, della gestione sportiva, della comunicazione e della sicurezza.
- Sostenibilità economica e ambientale: ogni struttura dovrebbe avere obiettivi misurabili su utilizzo, manutenzione, consumi energetici, ricavi e impatto sociale, con rendicontazioni pubbliche periodiche.
La vera medaglia di Taranto
Taranto 2026 non potrà essere ricordata soltanto per le medaglie, gli applausi e le opere inaugurate. La sua eredità si misurerà da domani: negli impianti aperti ogni giorno, nei ragazzi che potranno praticare sport, nelle competenze trasformate in lavoro, nei quartieri restituiti alla comunità e nella capacità di attrarre nuovi eventi. Alla cerimonia di chiusura il testimone è passato a Pristina, in Kosovo, sede della XXI edizione dal 24 luglio al 4 agosto 2030, con alcune discipline legate al mare previste sulla costa albanese. Ma mentre il Mediterraneo guarda già ai Balcani, Taranto deve dimostrare che i Giochi non sono stati un traguardo, bensì un punto di partenza. La vera medaglia non è quella conquistata in gara: è una città che, dopo aver acceso i riflettori, sceglie di non spegnerli più.
