La cittadinanza ha diritto al libero accesso alla ex Stazione Torpediniere. Ci vuole il parcheggio multipiano
Calato il sipario sui Giochi del Mediterraneo, ora vanno seguite con attenzione alcune opere non realizzate.
Parliamo ovviamente di quelle legate ai Giochi perché altrimenti dovremmo riprendere il discorso su Palazzo Archita, grande incompiuta tarentina, oppure sulla rigenerazione della Città Vecchia, vera tela di Penelope.
Potremmo quindi dire ancora una volta (v. Lo Jonio n. 165-2020) della vergognosa condizione di Torre d’Ajala, rudere che si staglia immutabile (non si sa per quale “sortilegio”) accanto alla nuova Piscina.
Ma vogliamo ora parlare della Stazione Torpediniere. A lungo rimasta in abbandono dopo il trasferimento in Mar Grande della Base Navale, poi finalmente trasferita dal Demanio militare a quello marittimo e portuale dei Trasporti, è riuscita ad essere inserita nelle opere dei Giochi.
Grazie al tocco magico del Commissario Ferrarese, in soli quattro mesi la gloriosa banchina -dove per più di un secolo sono state ormeggiate in guerra ed in pace le Unità della Squadra Navale – è stata liberata del superfluo e trasformata in un inedito affaccio al Mar Piccolo.
Chiuso il varco della vicina Porta Ponente dell’Arsenale, è stato così realizzato il Centro sport nautici dotato di nuovi approdi ed ubicato nell’edificio del restaurato ex “Magazzino gamelle” della Marina. Durante i Giochi la struttura è stato adibita a rimessaggio di imbarcazioni per vela e canottaggio, locali per ospitare atleti e giudici, in modo da costituire la base logistica delle gare svoltesi nei campi di regata del Secondo seno e del Mar Grande.
Come tanti impianti edificati per i Giochi, ci si chiede ora cosa sarà in futuro l’area. La “proprietà” pare sia dell’Autorità di sistema portuale dal 2020, mentre il Comune sembra averla avuta in parziale consegna temporanea nel 2024 per i Giochi. Questa situazione richiede un chiarimento, soprattutto per comprendere qual è il soggetto responsabile di un compendio che è fondamentale non solo per il futuro di Taranto e la sua vocazione marittima, ma anche per i suoi cittadini.
Diciamocelo chiaramente: noi Tarantini sogniamo di percorrere liberamente la riva del Mar Piccolo sotto il Borgo, magari guardandolo beatamente seduti ad un bar, o facendovi sport nautici. D’altronde, fino all’Ottocento lì c’erano, accessibili a tutti, le spiagge della Fontanella e delle Sciaje.
Ma trattare della fruizione pubblica dell’area non basta, essendo indispensabile affrontare anche il tema della sua destinazione a parcheggio sinora attuata per brevi periodi. Per rimediare alla precarietà di questa soluzione è stato elaborato un progetto di parcheggio multipiano per 350 auto, da collocare tra il tratto terminale di via Pupino (dov’è ora un Centro di accoglienza migranti e dove c’era il Carcere militare) e la sottostante Banchina vicino all’Arsenale.
L’opera sembrava di imminente realizzazione in concomitanza dei Giochi ma poi è improvvisamente scomparsa dalla scena, per ricomparire ora come struttura in via di progettazione da parte dell’agenzia Asset della Regione Puglia che dovrebbe finanziarla con 12 ml. Giustamente Confcommercio Taranto -che ha ospitato un confronto con il direttore generale di Asset- ritiene “il parcheggio multipiano un investimento essenziale per rendere il centro più attrattivo e funzionale per cittadini e visitatori”.
Insomma, la questione dell’area della ex Stazione Torpediniere, dopo anni di abbandono e di idee in libertà su acquario green, porto turistico o “Parco del Mediterraneo di Storia e Cultura del Mare”, è troppo importante per restare impantanata, dopo la fine dell’operosa attività del commissario Ferrarese, in beghe burocratico-finanziarie.
Taranto deve pretendere chiarezza e certezza sulla fruibilità pubblica e sulla destinazione ad usi marittimi civili di un’area che fa parte della sua identità! I cittadini devono potervi entrare senza superare alcuna barriera!
